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SguardoVerde

venerdì, 04 settembre 2009

La giusta importanza

E se non ci dovessimo rivedere più, cosa succederebbe? Probabilmente nulla. Sognerei ogni tanto le sue strade lastricate di mattoni larghi e sbeccati. Piangerei un po', specialmente all'inizio, per poi dimenticare ogni volto. Ogni ruga. Finirei per arrendermi a questo non appartenere ad alcun posto e mi sentirei finalmente realizzata. Merito di un'innata capacita di adattamento. Merito, forse, della distanza che pongo consapevolmente rispetto a qualsiasi cosa di valore che esista nella mia vita. Domande da caffé, mi dico mentre spengo il computer, mi asciugo i capelli, cancello dalle palpebre la curva nera disegnata con la matita tante ore fa. Improvvisamente tutto assume la giusta importanza. Io chiudo gli occhi e vedo quel piccolo ospedale e una mano che afferra le fredde sponde metalliche del letto.
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bologna, milan, distanza


sabato, 20 giugno 2009

22:36

Sul comodino lascerò la sveglia comprata all'Ikea, quella che non ha mai davvero funzionato e che adesso segna perennemente le 22.36. Mi guarderò un po' attorno e mi chiederò: in che cosa ho sbagliato? Forse nel lasciare intatte, nella borsa dei trucchi, le compresse di Tavor bianche come quelle che prendeva mia nonna. Lei mi manca quando diventa del tutto inevitabile che le cose giungano a una fine. Con lei se ne è andato il senso del ritorno a casa, perché non posso più inventarmi nuovi modi per eludere le sue domande o distrarla mentre mia sorella apre la dispensa di legno scuro per tirarne fuori scatole di cioccolatini ancora sigillate. E a volte capita che ci veda un suo disegno in tutto questo. Me la trovo davanti che si pettina i capelli perché fra poco arriva la signorina della Comunione, mi prende per un braccio e dice: "Non c'è proprio niente che mi devi raccontare?".
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casa, bologna, palermo, distanza, trasloco, vita da precaria


domenica, 09 novembre 2008

Biassanot

Senza pretese cammino per queste strade che non conosco e non mi sento sola. Scivolo senza far rumore nella vita degli altri e guardo da un angolo privilegiato l'umanità, varia e giovane, che affolla gli autobus guidati da autisti spregiudicati. Osservo dal finestrino di un treno sempre in ritardo Milano che si allontana, si avvicina ed è struggente nella sua nuda immobilità. E in questa terra di mezzo che io non ho scelto ma che, stranamente, ha scelto me, mi imbatto in una quiete che credevo perduta. Bevo troppo spritz con aperol e mi chiedo quali ripercussioni avrà il colorante arancione sulla mia salute. Sulla mia psiche ha lo stesso effetto rassicurante della caponata di Rosalia, che unge col suo olio tutte le viti arrugginite della mia personalità confusa. Cammino con le mani in tasca e il berretto calato sugli occhi e penso che questo potrebbe durare per sempre, ma io non proverei alcun disagio. Mi trovo in un assurdo varco spazio temporale in cui sono troppo vecchia per condividere la spensieratezza degli studenti, troppo giovane per andare a letto presto. Allora eccomi qui, a mangiare la notte come si fa quando si ha fame, il frigo è vuoto e non hai altra scelta che uscire, osare. 

Grazie a Fra
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bologna, milan, ordinary life, distanza


martedì, 05 agosto 2008

Trilogia d'agosto

Casa
Mi tolgo le scarpe, tiro fuori dal frigo il vino bianco avanzato e lo verso in un bicchiere. Non so a cosa pensare: ai quotidiani ammucchiati alla base del letto, alle email alle quali rispondere, a quelle che non sono mai arrivate. Ho ancora gli orecchini addosso quando mi infilo sotto la doccia. Guardo le gocce che cadono dalle dita, mi ricordo che devo innaffiare le piante, studio con preoccupazione la circonferenza del mio addome. Ed è improvvisamente lontano il tempo in cui pensavo a me stessa come a qualcosa per cui valesse la pena tutto questo.
Lavoro
A lavoro, oramai, si parla solo di ferie. Quando le hai fatte o quando le farai, meglio Ostuni o Vulcano? Non dimenticare la crema solare anticellulite, e pensami ogni tanto. Io, che in ferie non sono andata e non ci andrò, rispondo con voce di circostanza e fingo fatalismo: "A ottobre, chissà, e poi qui ad agosto è il paradiso!". Quando dico le bugie mi si forma una strana smorfia sul viso, ma l'interlocutore medio non se ne accorge. E la mia vita sociale è salva.
Me
Se è estate non me ne sono accorta prima di qualche giorno fa, quando ho ritrovato l'amato cruciverba di Bartezzaghi sulla Repubblica. Per il resto, potrebbe essere inverno e io potrei essere ovunque, ibernata nell'aria condizionata che esce da un bocchettone ostruito. Trattengo il respiro e spero che si consumi il più velocemente possibile: agosto, la distanza che ci divide, questo dolore che divoro senza digerire.
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cuore, casa, milan, ordinary life, distanza, vita da precaria


martedì, 26 febbraio 2008

Partiti, perduti

Qualcosa che ho letto diceva più o meno che le persone che se ne vanno contano sempre più di quelle che restano. E quando leggo qualcosa che mi fa sentire colpevole cerco subito di correre ai ripari. Come per gli articoli sulle diete o i manuali di buone maniere: dopo averli sfogliati vado di corsa in palestra cercando di tagliare una bistecca sul tapis roulant, ma senza sollevare i gomiti e ignorando chi starnutisce perché non si dice "salute". Insomma, da queste parti siamo in vena di cambiamenti. Ho un paio di occhiali da sole giganti e rossi e scritte stupide sull'agenda, e forse anche corsi di cucina e teglie imburrate e da buttare. Ho gli amici, quelli stupidi che mi chiamano in mille modi diversi e mi prendono in giro perché quando mi sveglio non mi va di parlare con nessuno. Quelli che sono sempre gli stessi, che forse sono partiti ma, è vero, non sono perduti.

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cuore, palestra, distanza, sdrammatizziamo


giovedì, 31 gennaio 2008

Come sopravvivere agli addii

Funziona che esci per strada, hai voglia di chiamare qualcuno e l'unico numero che vorresti comporre è quello che non hai in rubrica. All'incirca funziona come per tutti i desideri e Dio solo sa quanto vorrei essere accondiscendente, facilmente accontentabile e per nulla irrequieta. Ma soffro di sindrome dell'abbandono e quando torno a casa, che fuori è buio da un pezzo e i camioncini dei panini mi fanno compagnia, mi chiedo se avrò la forza di chiudere tre anni in scatole di cartone e continuare da sola ad avere a che fare con questa città. Come se non fosse successo niente, come se non fosse vero che qui sei sempre importante ma mai indispensabile. Qui le persone sono intercambiabili come i pezzi di un rasoio scadente e quelle preziose, chissà perché, trovano sempre il modo di svignarsela. Per chi resta c'è ancora l'insensatezza di un bus sempre in anticipo e l'odore surreale di plastica e ammoniaca nei corridoi semi deserti. Oggi, però, non voglio pensarci. Mi piacerebbe fare le parole crociate da mia nonna e sentire i soliti discorsi inutili fatti di badanti, nozze di riparazione, cugini scemi e zie invidiose. E invece sto qui, a sperare che distanza non significhi separazione. A pensare e pazienza se nessuno può capire che ogni tanto si può volere bene, e un po' morire.
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cuore, nonsense, milan, giornalismo, palermo, distanza


mercoledì, 02 maggio 2007

In mezzo

In mezzo a tutto c'è il giallo immenso dei campi di fiori. Anche dall'aereo in volo - e ho obbedito a un consiglio di cento anni fa, scegliendo il posto vicino al finestrino - i rettangoli brillavano in mezzo al verde. Poi le alpi imbiancate, poi più niente. E gli occhi foderati tornavano a piazze troppo grandi da abbracciarle tutte con lo sguardo, a carillon impacchettati e alla birra scura delle migliori occasioni. Tra l'inizio e la fine, tra viaggi di notte e prati verdi per prenderci il sole, anche sospiri tristi o forse solo struggenti, e una sensazione di inadeguatezza di quelle che tu non puoi capire. E nel silenzio delle conversazioni o nell'attesa di un autobus troppo puntuale ripensavo a un'intervista di Vinicio, a lui che dice la sofferenza più grande è la separazione. Che il dolore viene provocato da una frattura, dalla non coincidenza di qualcosa. Che è una ferita che resta aperta, e che guarisce solo col riposo. Ma allora, potete starne certi, quella dannata distanza si colmerà.
partorito dalla mente perversa di mimidef alle 22:35 | link | commenti (10)
cuore, distanza, germany





Cialtronerie in salsa neo romantica