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SguardoVerde
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sabato, 20 giugno 2009 Sul comodino lascerò la sveglia comprata all'Ikea, quella che non ha mai davvero funzionato e che adesso segna perennemente le 22.36. Mi guarderò un po' attorno e mi chiederò: in che cosa ho sbagliato? Forse nel lasciare intatte, nella borsa dei trucchi, le compresse di Tavor bianche come quelle che prendeva mia nonna. Lei mi manca quando diventa del tutto inevitabile che le cose giungano a una fine. Con lei se ne è andato il senso del ritorno a casa, perché non posso più inventarmi nuovi modi per eludere le sue domande o distrarla mentre mia sorella apre la dispensa di legno scuro per tirarne fuori scatole di cioccolatini ancora sigillate. E a volte capita che ci veda un suo disegno in tutto questo. Me la trovo davanti che si pettina i capelli perché fra poco arriva la signorina della Comunione, mi prende per un braccio e dice: "Non c'è proprio niente che mi devi raccontare?".
partorito dalla mente perversa di mimidef
alle 15:58 |
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casa, bologna, palermo, distanza, trasloco, vita da precaria martedì, 19 agosto 2008 Non chiedetemi perché, ma capita anche a noi ragazze in carriola di sentirci molto sole. Capita quando è domenica e, dopo aver girato tre edicole e averle trovate chiuse, si torni a casa dopo venti minuti ma con una copia sfolgorante di Repubblica in mano. E nessuno a cui raccontare l'impresa. Perché, insomma, sopravvivere al ferragosto qui non è cosa facile. Anche se Milano, così sperduta e vuota, poi finisci un po' per amarla. Perché è come se riservasse proprio a te certe sue strade sconosciute, come se facesse finta di niente mentre il resto va a rotoli. Come se tutti fossero a una festa e si sono dimenticati di invitarci. Capita, dicevo, che a forza di resistere a tutto ci si senta mancare la terra sotto ai piedi. Si pianga un po', perfino, con in mano il cellulare ma senza il coraggio di chiedere aiuto. "Non ti piangere addosso!", gridava oggi mio padre da un'altra stanza, mentre ero al telefono con mia madre. Come diavolo faceva a sapere che ero intenta a praticare il mio sport preferito? Comunque. Se gli amici latitano, o sono intenti anche loro a piangersi addosso ma dall'altra parte della vostra città (e sono troppo pigri per condividere con voi tanto spleen), la cosa migliore da fare è rifugiarsi in un po' di sana cultura pop.
Niente roba da fighetti che mi piace tanto, per oggi. Cibo: Pringles rigorosamente Originals, Becks 50 cl, zucchine discount pagate 50 cents causa bilancia fallata, robiolino doppio in offerta 1,90 cents, stelline al pomodoro che non mi vengono mai come le faceva la nonna Musica: la struggente canzone dello spot "Comete gioielli" che ho scoperto essere una vecchia hit di Claudio Villa; qualsiasi cosa di Gino Paoli; trash estivo targato Mtv (Marrakash, Giusy, cose così) Tivi: Olimpiadi, qualunque disciplina (non nascondo la mia infatuazione per clemente russo da marcianise e per quelli della sciabola che non sono Montano, vedi alla voce Occhiuzzi, Pastore e Tarantino). Ma anche Gossip Girl: noi orfane di Carrie Bradshaw forse non avevamo bisogno di melense storie adolescenziali come queste, ma di un po' di Manhattan, bei vestiti e tagliente ironia forse sì. Libro: "Second Hand", scrittura media ma storia di ciarpame strabiliante, ho desiderato intensamente riappropriarmi della scatola di Twinings arancione dove la nonna metteva i fili di cotone per cambiare i bottoni, e anche quella dove metteva i bottoni. E il vassoio nero con i fiori rossi dipinti a mano, e la confezione dei Ritz degli anni Cinquanta sempre usata per metterci il pangrattato. Ma anche"La solitudine dei numeri primi": d'accordo, non è il genere di libro che leggerei normalmente. Ma tutto è nato perché ho sognato che incontravo questo Paolo Giordano (mostruosamente il mio tipo) alla fiera del libro di Torino, lui mi firmava un romanzo sbagliato e allora nasceva un inseguimento da commedia americana con tanto di happy end e baci sotto la mole. Mi sono sentita in dovere di ricambiare tanta intimità spendendo nove euri per lui al Libraccio. Web: A quanto pare è in voga mettere imbarazzanti foto altrui su Facebook. Che poi è un'ottima punizione per gli amici latitanti. Se ne ricordi chi ha la coda di paglia.
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alle 00:22 |
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libri, casa, nonsense, trash, sogni, milan, ordinary life, autocritica, sdrammatizziamo, sex and the city, vita da precaria martedì, 05 agosto 2008 Casa
Se è estate non me ne sono accorta prima di qualche giorno fa, quando ho ritrovato l'amato cruciverba di Bartezzaghi sulla Repubblica. Per il resto, potrebbe essere inverno e io potrei essere ovunque, ibernata nell'aria condizionata che esce da un bocchettone ostruito. Trattengo il respiro e spero che si consumi il più velocemente possibile: agosto, la distanza che ci divide, questo dolore che divoro senza digerire.
Mi tolgo le scarpe, tiro fuori dal frigo il vino bianco avanzato e lo verso in un bicchiere. Non so a cosa pensare: ai quotidiani ammucchiati alla base del letto, alle email alle quali rispondere, a quelle che non sono mai arrivate. Ho ancora gli orecchini addosso quando mi infilo sotto la doccia. Guardo le gocce che cadono dalle dita, mi ricordo che devo innaffiare le piante, studio con preoccupazione la circonferenza del mio addome. Ed è improvvisamente lontano il tempo in cui pensavo a me stessa come a qualcosa per cui valesse la pena tutto questo. Lavoro A lavoro, oramai, si parla solo di ferie. Quando le hai fatte o quando le farai, meglio Ostuni o Vulcano? Non dimenticare la crema solare anticellulite, e pensami ogni tanto. Io, che in ferie non sono andata e non ci andrò, rispondo con voce di circostanza e fingo fatalismo: "A ottobre, chissà, e poi qui ad agosto è il paradiso!". Quando dico le bugie mi si forma una strana smorfia sul viso, ma l'interlocutore medio non se ne accorge. E la mia vita sociale è salva. Me
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alle 23:38 |
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cuore, casa, milan, ordinary life, distanza, vita da precaria domenica, 18 maggio 2008 Se sapessi in quale scatolone sia finito il cavatappi, ecco, ora aprirei la bottiglia di rosso nascosta in cucina. Poi scriverei una di quelle lettere prive di giri di parole che sarei così sbronza da inviare, con tanto di firma. Sarebbe di consolazione per le amiche che soffrono di un dolore senza soluzione. Sarebbe di scherno per gli amici che si prendono troppo sul serio. Sarebbe di rimprovero per quelli che mi hanno lasciato andare via, e di ringraziamento per quelli che mi hanno accolto. In questa lettera qualunquista e surreale ci sarebbe posto anche per il principe di Salina. E' lui che, in giorni piovosi e claustrofobici come quelli appena passati, ritorna a popolare i miei sogni. Prima che siano le sette e un quarto (e che il bambino che abita al piano di sopra mi svegli urlando o giocando a palla sulla mia testa) noi mangiamo insieme una granita di gelsi a Mondello, in silenzio e senza macchiarci.
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alle 20:14 |
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casa, nonsense, sogni, milan, palermo, sdrammatizziamo, trasloco giovedì, 15 maggio 2008 Mezza vaschetta di gelato dulce de leche per capire che l'etichetta "gusto dell'anno" è stata apposta con ragione dagli esperti marketing della Algida. Una decina di asparagi bolliti per provare che i fornelli di Renzo Piano servono anche a cucinare. Un vasetto di activia avena e noci per darsi un tono guardando Lost. E fortuna che domani inizio ufficialmente il mio allenamento per la mezza maratona.
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alle 23:35 |
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casa, trash, milan, primavera, ordinary life, palestra, sdrammatizziamo lunedì, 05 maggio 2008 Mi sono rassegnata a ignorare il persistente odore di vernice che avvolge la mia vita da quando mi sono trasferita. Che la gente entra e dice sempre "che buon odore di nuovo!", ma io lo so che prima o poi quegli effluvi mi uccideranno. Spero solo che accada nel sonno, mentre mi rotolo convulsamente nel materasso a molle insacchettate che mi è costato uno stipendio, e spero solo che, a decesso avvenuto, nei siti d'informazione non pubblichino foto in cui ho il doppiomento o imbarazzanti abiti di carnevale. Mi sono rassegnata, dicevo, e nell'attesa leggo giornali d'arredamento e passo i pomeriggi di vacanza ad asciugare bicchieri. Uno pensa che il segreto dell'equilibrio stia in una scatola di antidepressivi. E invece no: basta asciugare i bicchieri. A volte anche le posate, ché i residui di calcare sono una fonte d'ansia non trascurabile, e quando hai finito puoi sempre studiare i manuali d'uso degli elettrodomestici - rigorosamente classe A - e cambiare la disposizione delle mutande nei cassetti. Ogni tanto mi fermo e, nel silenzio raggelante di tutto questo bianco, mi metto a ridere. Non c'è niente di mio nell'ordine nevrotico della cucina o nella disposizione rigorosa delle magliette nei cassetti. Io sono altrove. Negli scatoloni mezzo ammuffiti in cui ho rinchiuso i miei libri in attesa di dimora, nelle lettere sgualcite e mai spedite, in quelle fotografie in bianco e nero nascoste chissà dove.
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alle 21:00 |
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casa, ordinary life, sdrammatizziamo, trasloco giovedì, 24 aprile 2008 Se c'è qualcosa di poetico nelle parole "subentro" e "fornitura" ed "elettrica" me lo sono perso chissà dove, tra un mestolo arrugginito e delle presine macchiate di sugo. Perché, checché ne credano gli inguaribili ottimisti di cui amo circondarmi, nel cambiar casa non c'è niente di entusiastico. L'entusiasmo, quello arriva dopo. Arriva con i plaid consumati dentro i quali avvolgersi e con il portiere che azzecca la casella giusta dove impostarti le lettere. Avviene con la consuetudine e i piccoli sfizi che portano il tuo nome. Ma chi ha abbandonato una casa che ha molto amato lo sa: separarsene è come perdere un affetto. In quella che sarà presto la mia ex dimora i muri spogli portano addosso i segni dei quadri ormai partiti e un senso di tristezza che non ce n'è. La casa piano piano sta tornando brutta com'era quando l'abbiamo presa. E io mi guardo andare via da sola e senza troppa convinzione.
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alle 23:29 |
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casa, ordinary life, trasloco giovedì, 10 aprile 2008 Una vorrebbe aver fatto meglio i suoi calcoli, vorrebbe averci capito qualcosa di espressioni ed equazioni e algebra quando aveva il maldipancia il lunedì, ché c'era matematica alla prima ora. Perché poi finisce che una si costruisce una vita, legge dei libri e fa delle scelte. Tra queste, la più ferale: vuole circondarsi d'uomini pieni d'acume e intelligenza. Cosa importa degli addominali se hai letto tutto Proust? Che me frega della forza bruta se sei un fanatico del cinema d'essai? E allora via, a inseguire occhialuti intellettuali sciantosi radicalscic registi in erba ricercatori sfasciati giuristi pentiti scrittori mai pubblicati. E' che poi la vita, inevitabilmente, ti porta davanti ad altre domande. Tipo, cosa farsene dell'acume quando fuori piove e dentro ci sono scatoloni da trasportare o da riempire con padelle e bicchieri incartati uno a uno? Cosa resta dell'intelligenza quando ti trovi a dover scegliere tra venti modelli di rubinetti da lavello, cinque diverse assi del cesso, quarantacinque sfumature di colore per un pensile ignudo? Ecco che, tutto a un tratto, una vorrebbe aver sposato un traslocatore. Ma non è mai troppo tardi per porre rimedio ai propri errori di gioventù. E, in attesa di essere salvata dal camionista della porta accanto, mi delizio guardando la sua versione vip.
partorito dalla mente perversa di mimidef
alle 12:31 |
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casa, trash, ordinary life, sdrammatizziamo, trasloco |
Cialtronerie in salsa neo romantica |