Così, ogni tanto mi capita di scrivere. Non scrivo più molto, non scrivo quasi per niente. Mi mancano le vecchie email lunghe quasi quaranta righe. Mi manca scriverle e mi manca leggerle, le icone con le buste chiuse da schiacciarci sopra il pulsante del mouse con impazienza. Ora i caratteri si sono ristretti: non ho più tempo né spazio per comunicare stati d'animo passeggeri, pensieri privi di senso o immaginifici incontri e sogni grondanti noia e aspettative. Non scrivo più, realmente. Aggiorno status. Esprimo soddisfazione. Invio messaggini, avendo cura di non oltrepassare i caratteri necessari per comporne uno e uno soltanto. Disegno i contorni di questa solitudine che, a guardarla in filigrana, c'è dentro ogni singolo istante in cui ti sei accorto ma hai fatto finta di niente. Hai provato a parlare ma, nonostante le buone intenzioni, dalla gola non usciva altro che sarcasmo e disapprovazione.