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SguardoVerde
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giovedì, 10 luglio 2008 Noi siamo gente che la sera torna a casa e c'è ancora la lavatrice da stendere. Ci piace credere che dietro all'autobus dalle maniglie appiccicose ci sia qualcosa di più. Un libro in edizione rara, per esempio, o la discussione da caffè sulla politica estera di Teheran. Ma dietro non c'è, in effetti, nient'altro che silenzio e paura. Lo sgomento di trovarsi soli a compilare parole crociate al buio di una lampada mezza fulminata, di non riuscire più a rispondere alla domanda: "E allora, come stai?". Io sto che provo nostalgie strane e disparate, ognuna ha un sapore distinto che viene a galla solo quando non ho più nulla a cui pensare. Di buono c'è che camminando per i corridoi del palazzo di giustizia ho ricominciato a sentirmi piccola, mi è venuta di nuovo voglia del mestiere, di stare a sentire storie di cent'anni fa e fingere ogni volta grandi entusiasmi. Poi però mi perdo tra gli inderogabili impegni da onorare e, nelle pause, mi immagino in un posto in cui non servono le scarpe e i telefoni non riescono a squillare.
partorito dalla mente perversa di mimidef
alle 23:21 |
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commenti (15)
milan, giornalismo, ordinary life |
Cialtronerie in salsa neo romantica |