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SguardoVerde

mercoledì, 04 novembre 2009

Come faceva quella canzone degli Smiths?

In questo pezzo di mondo che è tutto uno svegliarsi e andare a letto col pigiama a rovescio, ecco, in questo pezzo di mondo mi sento perduta. Disegno sulla polvere del comodino e leggo un libro, sperando sia quello che mi salvi la vita. Dimentico gli appuntamenti, la bustina del tè dentro la tazza, la luce accesa nell'altra stanza. Poi arriva venerdì col suo treno in cui posso finalmente addormentarmi, e forse sognare di parlarti ad alta voce sotto a una pioggia di foglie gialle. Ma quando arriva il controllore mi ritrovo a procrastinare, sentirmi dire cos'altro vuoi? E' meglio sopravvivere che dover lottare.
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cuore, nonsense, sogni, ordinary life


lunedì, 26 ottobre 2009

Aeroporto

Il distributore automatico di mazzi di fiori emette un ronzio assordante. Le gerbere arancioni appassiscono un po' sotto il neon ghiacciato e il mio viso si riflette, stanco, sul vetro dello sportello. Non riesco a immaginare nulla di più squallido e non vedo fiori tra le mani di chi aspetta che gli aerei atterrino in orario, autisti preoccupati per il costo crescente del parcheggio a pagamento. Quando le porte scorrevoli si aprono, il viso che vedi non è mai quello che vorresti e allora inganni la noia sbirciando briciole di vite altrui. Distanze che si scompongono per poi richiudersi come ferite rimarginate male; abbracci frettolosi e gioia dispensata sotto forma di carrelli per accogliere le valigie, ma solo quelle sopravvissute ai nastri trasportatori.

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milan, ordinary life


lunedì, 19 ottobre 2009

Apri gli occhi

Ti chiederai che cosa sia questo senso come di spina in gola. E darai la colpa alle sigarette, quelle lunghe che non compra mai nessuno: mi sono rimaste in borsa come pegno della tua indolenza. Cancellerò una a una le tue inutili parole, quelle immagini da film di quart'ordine con me a inseguire fotogrammi in bianco e nero dove una diva fuma senza tossire. Io mi guarderò invecchiare compiendo sempre gli stessi errori. Mi spalmerò il viso di creme cercando la mia magnifica ossessione. Ma non sarò più lì a sfiorarti i capelli, a non sapere da che parte guardare mentre ti avvicini ad annusarmi il collo perché oramai è tardi, te ne devi andare.
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cuore, bologna


sabato, 26 settembre 2009

Stand by

Ammettiamolo, c'è della tristezza in questo mio inutile aspettare telefonate di venerdì sera. Aggiungiamo che alla radio passano i Doors che mi mettono ansia. E che i libri che non ho finito di leggere prendono polvere nei posti più strani. Sotto a una pila di mutande e magliette appena ritirate dallo stendino del bucato, per esempio. O dentro a una borsa da viaggio e, tra le pagine, la sabbia delle spiagge in cui non sono stata. E mi viene da chiedermi: in questa che è una grande stagione di inizi, io, che fine ho fatto? A quanto pare mi sono dedicata alla sublime arte delle domande retoriche. E, tra le altre cose, ho ricominciato ad aspettare.

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venerdì, 04 settembre 2009

La giusta importanza

E se non ci dovessimo rivedere più, cosa succederebbe? Probabilmente nulla. Sognerei ogni tanto le sue strade lastricate di mattoni larghi e sbeccati. Piangerei un po', specialmente all'inizio, per poi dimenticare ogni volto. Ogni ruga. Finirei per arrendermi a questo non appartenere ad alcun posto e mi sentirei finalmente realizzata. Merito di un'innata capacita di adattamento. Merito, forse, della distanza che pongo consapevolmente rispetto a qualsiasi cosa di valore che esista nella mia vita. Domande da caffé, mi dico mentre spengo il computer, mi asciugo i capelli, cancello dalle palpebre la curva nera disegnata con la matita tante ore fa. Improvvisamente tutto assume la giusta importanza. Io chiudo gli occhi e vedo quel piccolo ospedale e una mano che afferra le fredde sponde metalliche del letto.
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bologna, milan, distanza


mercoledì, 26 agosto 2009

Reperti d'archivio: giugno 2006

C'era questa luna piena enorme, ieri sera davanti alla mia finestra. E intorno aveva un alone molto denso e fluorescente: mi chiamava, quasi, tra i tetti dei palazzoni che rendono cementizia e orrendamente calda quella che altrimenti sarebbe la gloriosa epoca del sole e del mare. Insomma, c'era questa dannatissima luna che mi chiamava: io ero sveglia, seduta con le gambe incrociate sul letto a guardarla, le gambe nude vagamente appiccicate dal caldo, la bocca asciutta e gli occhi senza lacrime da versare. Stavo lì e pensavo "oggi è il primo giorno d'estate" (e se deve cominciare in questo modo, la mia estate, allora è bene che non cominci affatto) e che niente sarà più come prima. Anche il parco non è quello di un tempo, di quando il sole timido di maggio filtrava attraverso la mia camicetta e ci si chiedeva chi fosse quel genio che aveva inventato la primavera. Adesso l'erba è secca e pungente, gli insetti torturano gli avventori e il sole da timido si è fatto spietato. Si, nulla come prima mai sarà.
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cuore, milan, primavera


giovedì, 23 luglio 2009

Pezzi di conversazione nell'aria

Chissà se hai tagliato i capelli e fumi ancora la stessa marca di sigarette. Penso a te ogni tanto, quando una commessa si dimentica di darmi lo scontrino o mentre compro in segreto l'ennesimo gratta e vinci. E capita che mi chieda se tu sia davvero mai esistito. Allora ripercorro con la memoria quei lineamenti stropicciati e le frasi pronunciate senza pause, con le mani a disegnare nell'aria storie di caffettiere arrugginite e marinai spietati. Oggi ti ho sognato seduto su quel divano che non hai mai riparato a parlare una lingua che io non conosco. E quando ti ho chiesto il significato di quelle parole, ho ricevuto in cambio un disegno sgualcito:  era la mappa del tuo dolore.
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sogni


sabato, 20 giugno 2009

22:36

Sul comodino lascerò la sveglia comprata all'Ikea, quella che non ha mai davvero funzionato e che adesso segna perennemente le 22.36. Mi guarderò un po' attorno e mi chiederò: in che cosa ho sbagliato? Forse nel lasciare intatte, nella borsa dei trucchi, le compresse di Tavor bianche come quelle che prendeva mia nonna. Lei mi manca quando diventa del tutto inevitabile che le cose giungano a una fine. Con lei se ne è andato il senso del ritorno a casa, perché non posso più inventarmi nuovi modi per eludere le sue domande o distrarla mentre mia sorella apre la dispensa di legno scuro per tirarne fuori scatole di cioccolatini ancora sigillate. E a volte capita che ci veda un suo disegno in tutto questo. Me la trovo davanti che si pettina i capelli perché fra poco arriva la signorina della Comunione, mi prende per un braccio e dice: "Non c'è proprio niente che mi devi raccontare?".
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casa, bologna, palermo, distanza, trasloco, vita da precaria


mercoledì, 10 giugno 2009

Ricomincerei a fotografare fili d'erba

Poi vorrei mettere a tacere i fantasmi. A costo di bere infiniti spritz annacquati nel prosecco scadente, ti chiederei di accompagnarmi verso una di quelle fermate dove gli autobus si fermano solo se ti metti a sbracciare sul ciglio della strada. Insomma, accompagnarmi via, lontano da loro. E tu ci riusciresti, spiazzando i fantasmi con battute di cattivo gusto o forse seminandoli arrancando sui pedali arrugginiti della bici. A quel punto saremmo salvi, e scappare non avrebbe più alcun senso.
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lunedì, 08 giugno 2009

Nostalgia preventiva

Diventa necessario richiamare le più banali norme di sicurezza. Allacciare le cinture, spegnere il cervello e incantarsi davanti a uno schermo sporco di ditate e polvere e briciole di fette biscottate. Il motivo mi è ignoto, ma è accattivante appiccicare tra loro quelle figure geometriche colorate. Forse perché si incastrano con meno sforzi di quanto non facciano le persone. Che, se vogliamo essere sinceri, si limitano a sfiorarsi le braccia nude facendo lo slalom tra i cassonetti, per poi allontanarsi facendo finta di niente.  Di niente. Se è vero che le parole sono importanti, allora oggi diventa naturale smettere di dare un nome alle cose. Ci si sente improvvisamente intercambiabili, si fa finta di esserlo. Nel frattempo, le più drammatiche tra noi mandano in mille pezzi, piccoli e taglienti, quel che resta del muscolo cardiaco. E ingrassano nell'attesa di capire se questo è quanto, oppure il meglio deve ancora venire.
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cuore, nonsense, bologna


giovedì, 21 maggio 2009

Quello che hai è quello che ti serve. Quello che ti serve non è quello che vuoi. Quello che vuoi, però, non lo devi dimenticare.
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venerdì, 24 aprile 2009

Fugge chi vince

Mi dicono: "Fuggi!". E io fuggo. Bene, a inseguirmi c'è solo uno stuolo di cani randagi, un autobus scassato e un tizio in bicicletta che ha perso le chiavi da qualche parte sul marciapiede. Io fuggo. Ostento noncuranza e, nel frattempo, escogito modi innovativi per avere sempre la battuta pronta e non ritrovarmi mai con le calze smagliate. Io fuggo. Indosso la gonna, capito? la gonna. Mi trucco gli occhi di nero e dimentico gli occhiali da miope in borsa. Potrei essere la persona più felice della città se non perdessi tutto questo tempo a scappare. E poi, a che pro se ho già dimenticato tutto? Ogni tanto, è vero, affiorano dettagli: le mani dalle unghie cortissime, il cartellone pubblicitario con la vernice scrostata, un tizio col cappuccio che ci passa accanto così vicino che sembra volerci derubare ma poi va via, senza neanche guardare.
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mercoledì, 15 aprile 2009

Post scriptum

Così, ogni tanto mi capita di scrivere. Non scrivo più molto, non scrivo quasi per niente. Mi mancano le vecchie email lunghe quasi quaranta righe. Mi manca scriverle e mi manca leggerle, le icone con le buste chiuse da schiacciarci sopra il pulsante del mouse con impazienza. Ora i caratteri si sono ristretti: non ho più tempo né spazio per comunicare stati d'animo passeggeri, pensieri privi di senso o immaginifici incontri e sogni grondanti noia e aspettative. Non scrivo più, realmente. Aggiorno status. Esprimo soddisfazione. Invio messaggini, avendo cura di non oltrepassare i caratteri necessari per comporne uno e uno soltanto. Disegno i contorni di questa solitudine che, a guardarla in filigrana, c'è dentro ogni singolo istante in cui ti sei accorto ma hai fatto finta di niente. Hai provato a parlare ma, nonostante le buone intenzioni, dalla gola non usciva altro che sarcasmo e disapprovazione.
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lunedì, 23 marzo 2009

Diseducazione sentimentale

Non mi è mai piombato nessuno in casa all'improvviso, niente scene madri alla stazione davanti alle porte dell'intercity, fiori nascosti nelle tasche di giubbotti sdruciti. Nella mia educazione sentimentale mancano i fondamentali. Non sono mancati gli esaurimenti nervosi, per esempio, o i pianti a dirotto su una panchina scrostata e chi se ne frega della signora col cane. Gli addii struggenti davanti a una metropolitana troppo puntuale. Le notti passate a giustificare, ipotizzare e commettere imperdonabili errori di valutazione. Non ho però memoria di inseguimenti e scusa ma oggi non mi va di vederti. La dedica su un cd, ritratti seppiati, collirio a camuffare i suoi occhi arrossati.
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cuore, posta del cuore


domenica, 08 marzo 2009

Cease to begin

Potrei annoiarti per ore con quelle storie di quando eravamo bambini, ma allora annuseresti il mio disagio perché sai che è l'imbarazzo a farmi straparlare, il più delle volte. Per questo, adesso, non dico niente. Guardo fuori dal finestrino e vedo righe bianche sbiadite sull'asfalto, chiudo gli occhi mentre alzi il volume dello stereo e dentro c'è il cd che credevo di aver perso. Ci credo quando affermi, un po' scherzando e un po' no, che siamo tutti soli a intermittenza. E anche se adesso dovesse arrivare il mio turno, non te ne vorrei. O almeno non per sempre. 
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nonsense


domenica, 01 febbraio 2009

Buon compleanno

Le persone e nella pioggia niente di nuovo, niente di morbido. Pantaloni bagnati sopra l'orlo, testa coperta da un cappuccio dove ti infileresti tutta, se potessi, per nasconderti da insulse paure adolescenziali. Oggi compi abbastanza anni da essere in grado di aprire quella porta a vetri senza che nessuno debba appendersi alla maniglia per te. Sei abbastanza grande da poter tentare, incassare il successo o la sconfitta e poi riderne allo stesso modo (o quasi) davanti a un bicchiere di sostanza rossa e alcolica. Le tue gambe sono abbastanza forti da reggere il contraccolpo della delusione. E, anche se ancora non lo sai, possono sostenerti quando ti sentirai vacillare davanti a quella cosa inaspettata che gli altri chiamano felicità.
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mercoledì, 07 gennaio 2009

Ottusità

L'altro giorno ho attraversato la città in autobus con quattro gradi sotto lo zero per sentirmi dire, tra le altre cose, che il blog è morto. Non ha più senso. Finito, andato, sorpassato. Preso atto della situazione, e visto che nutro un animo vagamente junk, ho deciso di rianimare il mio.
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martedì, 09 dicembre 2008

Figurine

Ogni tanto è più buio del solito e per non cadere ti appoggi, dita e palmi, alla parete. Ogni tanto è come quelle volte che ti svegli e non hai idea del posto in cui ti trovi. E' come addormentarsi in treno e perdere la propria fermata, entrare in sala a pellicola già iniziata. Oggi è una di quelle volte. E anche se sono arrivata sana e salva a destinazione, mi sento disorientata e a tratti persa nell'incapacità di capire: sono felice oppure ho solo paura di ripartire?

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domenica, 09 novembre 2008

Biassanot

Senza pretese cammino per queste strade che non conosco e non mi sento sola. Scivolo senza far rumore nella vita degli altri e guardo da un angolo privilegiato l'umanità, varia e giovane, che affolla gli autobus guidati da autisti spregiudicati. Osservo dal finestrino di un treno sempre in ritardo Milano che si allontana, si avvicina ed è struggente nella sua nuda immobilità. E in questa terra di mezzo che io non ho scelto ma che, stranamente, ha scelto me, mi imbatto in una quiete che credevo perduta. Bevo troppo spritz con aperol e mi chiedo quali ripercussioni avrà il colorante arancione sulla mia salute. Sulla mia psiche ha lo stesso effetto rassicurante della caponata di Rosalia, che unge col suo olio tutte le viti arrugginite della mia personalità confusa. Cammino con le mani in tasca e il berretto calato sugli occhi e penso che questo potrebbe durare per sempre, ma io non proverei alcun disagio. Mi trovo in un assurdo varco spazio temporale in cui sono troppo vecchia per condividere la spensieratezza degli studenti, troppo giovane per andare a letto presto. Allora eccomi qui, a mangiare la notte come si fa quando si ha fame, il frigo è vuoto e non hai altra scelta che uscire, osare. 

Grazie a Fra
'
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bologna, milan, ordinary life, distanza


giovedì, 25 settembre 2008

Scompaio e divento pensiero insistente nella testa di qualcuno. Mi trasformo nel formicolìo del piede addormentato, la mano che spegne la sveglia al mattino. Il mio nome sa di acqua corrente che non fai in tempo a bere. Il mio volto è il marciapiede se ha appena piovuto.
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Cialtronerie in salsa neo romantica